“E Dio prometteva una buona annata, o per lo meno faceva ricoprir di fiori tutti i mandorli e i peschi della valle.”
Abbiamo trovato una bella e datata versione di questo romanzo in libreria, e abbiamo deciso che stava lì proprio per noi che amiamo sempre leggere una storia dal sapore lontano dalla contemporaneità.
Dalle prime pagine abbiamo capito che ci stavamo facendo un grande regalo ad avere davanti quella storia, scritta in modo sapiente e dal sapore agreste. Senza troppi giri di parole vi diciamo che si tratta di un romanzo che ha il sapore di una poesia; che si nutre e vive di quelle immagini paesaggistiche fatte di campi, rivoli, fiori che come la poesia nessuno sa offrire, o forse Grazia Deledda ha saputo farlo.
La storia è molto semplice ed è tutta filtrata attraverso lo sguardo del vecchio Efix, talmente vecchio e malmesso che ci si stupisce dove trovi le forze per svolgere le mansioni quotidiane che gli impongono -verbo che non usiamo a caso- di prendersi cura del poderetto delle dame Pintor nonché delle donne stesse come tutore e protettore a seguito della morte del loro padre.
Efix può essere il nostro protagonista, certo, ma lo sono anche le tre donne, o il nipote Giacinto che irrompe nelle loro monotone vite e le sconquassa; così come può esserlo la vecchia casa della famiglia Pintor che, come tutto in questo romanzo, è decadente e appunto morente.
Bisogna inquadrare il romanzo nell’ottica e nell’epoca giusta, non perché appartenga solo ad essa, ma perché è necessario e doveroso apprezzarne bene le sfumature. Ricordiamoci che Grazia Deledda è l’unica donna italiana ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura.
Siamo nel pieno del romanzo decadente e verista e magico ancestrale che ci immerge nella realtà rurale e semplice della Sardegna di un altro tempo e ci accoglie senza mai farci sentire estranei o fuori luogo.
La scrittura della Deledda, sebbene abbia un sapore antico anche nella forma, invita il lettore a continuare a leggere con facilità e coinvolgimento anche se abbiamo davanti personaggi poco divertenti e molto duri con loro stessi e gli altri.
Abbiamo infine tentato un esperimento che è ben riuscito: abbiamo sottoposto il romanzo alla lettura di giovani adolescenti che, lasciandoci a bocca aperta, hanno apprezzato.
Grazia Deledda può e deve ancora parlarci. A noi sta solo invertire la rotta che purtroppo si sta seguendo: non dimenticarla e parlarne ancora.
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Grazia Deledda, Canne al Vento, Mondadori, Milano, 2025 (prima edizione Fratelli Treves, Milano, 1913).



