Viviane Élisabeth Fauville

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È talmente sorpresa di vedere la madre china su di lei che si dimentica di piangere.”

Siamo certamente davanti a una sperimentazione narrativa. Un’idea ben riuscita, a cui però all’inizio del romanzo non eravamo pronti e, difatti, abbiamo letto due volte le prime cinque pagine. Scritto quasi completamente in seconda persona singolare, il libro trasmette subito una sensazione estraniante, come se la voce narrante volesse allo stesso tempo prendersi cura della protagonista ma anche distaccarsi da lei. Un’inquietudine viva, che percorre tutto il racconto, alternando momenti di maggiore e minore intensità.

Il titolo eponimico della protagonista, Viviane Élisabeth Fauville, racconta già tutto del libro. Null’altro avrebbe dovuto essere detto nel titolo, se non quel nome apparentemente vuoto e insignificante, ma che nasconde al suo interno segreti che nessuno saprà mai. Viviane, da poco diventata madre, affronta a modo suo la separazione dal marito e una difficile depressione post-partum. Rimettere assieme i cocci della propria vita diventa una montagna impossibile da scalare, anche con l’aiuto di uno psichiatra. Proprio in seguito a un appuntamento richiesto con urgenza con quest’ultimo, accadrà un evento che darà vita al cuore del romanzo.

Questo è almeno quello che emerge dai ricordi di Viviane, e non sappiamo fino in fondo quanto possiamo fidarci di essi, dato che la sua memoria è frammentata e distorta (per sua stessa ammissione) e ciò che racconta potrebbe essere frutto della sua depressione oppure di un normale meccanismo di autodifesa.

È un romanzo in cui la memoria non conserva il passato: lo riscrive continuamente.

Perché diciamo questo? Perché nel racconto c’è anche un omicidio, ma non possiamo dire né di chi si tratti, né chi lo abbia compiuto, per non rovinare la sorpresa. In seguito a questo delitto, molti personaggi (e quindi anche la nostra protagonista) saranno indagati, arrestati e rilasciati dalla polizia. Forse però, più che la ricerca dell’assassino, ciò che conta è ricostruire come siano realmente andati i fatti.

Partendo da questo presupposto, non ci piace definire questo libro un thriller, nel senso classico del termine, quanto piuttosto un anti-thriller, così come la protagonista è un’anti-protagonista.

La scrittura, pulita ed efficace, rende la lettura ancora più coinvolgente.

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Julia Deck, Viviane Élisabeth Fauvillei, Adelphi, Milano, 2014

Edizione originale: Viviane Élisabeth Fauville, Les Éditions de minuit, Paris, 2012

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