Selvaggia

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Recensione di Alessia Colombo


Tipologia: albo illustrato
Tematiche principali: natura, libertà, essere sé stessi
Tecnica delle illustrazioni: matita e digitale
Età consigliata: 4 – 8 anni


 

Gli animali del bosco trovano una neonata, nessuno sa come è arrivata lì, ma poco importa e decidono di tenerla con loro e crescerla. I corvi le insegnano a parlare, gli orsi a catturare i pesci del fiume e le volpi ad azzuffarsi. La natura è diventata la sua casa, lei la comprende ed è compresa e per questo è felice.

Un giorno viene catturata da due cacciatori, caricata sul furgone e portata nella grigia città. La bambina finisce nella casa di uno psichiatra, dove lui e la moglie la costringono ad indossare vestiti e a domare la sua chioma ribelle con trecce e nastri. Cercano di insegnarle l’alfabeto, a mangiare composta a tavola e a giocare con le bambole. La bambina non riesce ad adattarsi a queste regole che trova assurde, non capisce e non è capita e per questo è infelice. Così un giorno dice basta: devasta la casa dello psichiatra e, scortata dal gatto e dal cane domestici, se ne torna nuda e felice nel suo bosco.

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Mowgli, Peter Pan, Tarzan, Max nel Paese delle Creature Selvagge e potrei continuare l’elenco di bambini selvaggi che nelle loro storie rifiutano la società, preferendo la libertà della natura e l’assenza di regole (o meglio, le regole che si creano da soli). Il libro “Selvaggia” si inserisce in questo filone di racconti che meditano sul senso dell’educazione, dei precetti imposti ai bambini che stridono con la loro voglia di libertà e fuga dalle costrizioni. Inutile dire che ogni volta sono libri che creano una certa agitazione sul tema, perché toccano un nervo scoperto per chi si occupa di educazione, ovvero capire dove sia il confine tra l’insegnamento del vivere civile e l’imposizione di regole non necessarie. In realtà penso che noi adulti spesso vediamo troppi significati nei libri per bambini. Forse dovremmo fermarci un attimo e ricordarci che si tratta solo di belle storie, come quella di Selvaggia che infondo vuole solo stare nel suo mondo, quello in cui è cresciuta, ed essere sé stessa, perché ciò la rende felice. Non sarà forse che siamo un po’ invidiosi di questa libertà priva dei lacci che la società ha costruito dentro di noi nel tempo? 

Bertrand Russell diceva “il cuore umano (…) è propenso all’odio perché è insoddisfatto, perché nel profondo sente, forse anche inconsciamente, di aver perduto il senso della vita”. Forse Selvaggia ci ricorda un po’ questo, che molti adulti hanno perduto il senso della loro vita, di ciò che un tempo li faceva stare bene in barba alle imposizioni, ai doveri impliciti ed espliciti della società. Allora concediamoci di essere tutti un po’ più selvaggi, magari proprio attraverso libri come questo e la loro lettura insieme ai bambini. 

Il termine “Selvaggia” non si applica solo alla protagonista, ma anche alle illustrazioni di Emily Hughes, disegni molto belli, ricchi di dettagli e che restituiscono appieno il senso di selvatico e incolto.

L’albo, impreziosito da una banda laterale in tessuto, è edito in Italia da Settenove, che lo consiglia dai 4 anni in su. Può essere interessante affrontare l’argomento anche in gruppo, per parlare proprio con i bambini di regole e cosa è percepito da loro come costrizione e cosa come libertà, in relazione a ciò che amano, a persone (o animali) da cui si sentono compresi e luoghi che li rendono felici.

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Emily Hughes, Selvaggia, Settenove, Cagli (PU), 2015

Edizione Originale: Wild, Flying Eye Books, London, 2013

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