“Fiori di segale, tovaglia di paure.“
Un libro di poesia è una grande sfida. Un lettore si trova sempre indeciso se affrontare o meno un testo, che difficilmente capirà fino in fondo. Questo perché leggere una raccolta di poesie è leggere sé stessi, attraverso le parole di un’altra persona.
Date le innumerevoli richieste ricevute, abbiamo deciso di affrontare questa sfida. Siamo così a parlare di poesie fresche come l’aria del mattino presto, intense come un caffè ristretto e in parte ancora acerbe ma prossime a maturazione, di una giovane autrice.
Pur non essendo il nostro campo di lettura più confortevole, siamo stati positivamente sorpresi dalle poesie, che abbiamo riletto più volte prima di scrivere queste parole. Pensieri stratificati su cui è stato piacevole trovare riposo per riflettere. Alcune immagini poetiche siamo certi che rimarranno parte di noi per sempre. Vogliamo soffermarci su un solo verso, che è poi quello che abbiamo scelto per la recensione: Fiori di segale, tovaglia di paure.
Il senso dei rapporti umani in poche parole. Quante volte siamo stati costretti a sederci a tavola, da soli, con altre persone, peggio se familiari, solo per nascondere problemi, non affrontare questioni, rimandare decisioni infelici? Se guardiamo indietro nel tempo, vediamo armadi colmi non solo di tovaglie, ma di tovaglioli e tutto il necessario per pranzi apparecchiati dove non si deve mangiare. Ricordi di attese a giocare con le paure come con le molliche di pane. Tovaglie che prima qualcuno lavava e stirava e preparava per noi, e poi noi per altri.
Questa è una delle finestre dell’anima che ci ha aperto la lettura della raccolta poetica.
A trovare meno il nostro favore è stata la prefazione. Un’aggiunta che non prepara adeguatamente il lettore ad affrontare il testo poetico. Un consiglio non richiesto all’editore: in caso di pubblicazione di altri testi poetici, far scrivere la prefazione ad una penna diversa da quella dell’autore.
A convincerci poco anche il formato del libro (inteso come oggetto), forse una impaginazione differente avrebbe potuto dare maggiore intensità all’opera nel suo insieme.
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Isabella Garanzini, Amigdala, aurore e radici, Edizioni La Gru, Latina, 2025



