Lettere minuscole

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La mia versione della storia? L’unica che conta.”

Ci sono testi che ti fanno innamorare alla prima lettura, altri invece per cui l’amore sboccia con il tempo, e infine quelli per cui non scocca la scintilla, senza una precisa regola. Questo libro rientra in quest’ultima casistica, ma potrebbe essere una questione di gusti, o della giusta chimica, che magari qualche altro lettore potrebbe ritrovare.

Non sappiamo quanto fosse nell’intenzione dell’autrice, ma abbiamo trovato la scrittura slegata, come se ci trovassimo di fronte a tanti pensieri costretti a passare all’interno di una piccola porta, senza alcun ordine, e il primo che riusciva a passare spingendo con forza, andava poi ad adagiarsi sulle pagine. Anche la trama ci è sembrata figlia di un flusso di coscienza pieno di ripide, in cui l’importante per il lettore (o almeno per noi), è stato di rimanere in vita, e no di godersi il paesaggio.

L’autrice ricostruisce varie versioni di sé, per conoscersi e scavare nel profondo, e per cercare le cause di un malessere che si porta dentro, e che forse è comune a tutte le persone pronte a varcare la propria linea d’ombra. Forse proprio questa ricerca, a nostro parere, poteva essere scritta e investigata in maniera più sottile.

Nonostante ciò, siamo riusciti ad intravedere qualche sprazzo di idea interessante, ma schiacciato da costrutti già noti, mentre sarebbe stato meglio se fossero stati sperimentati in altra maniera; in linea con il nome della collana (SPERIMENTALI).

Forse una parte sperimentale che non abbiamo capito è quella della forma stilistica adottata: isolare parole in grassetto, staccare capoversi e regalare interlinee che spezzano la lettura, e la rendono poco agevole. Come detto prima, però si tratta di gusti personali, che magari qualcun altro potrebbe apprezzare.

Rimaniamo in attesa di poter leggere un secondo lavoro dell’autrice, dopotutto si tratta sempre di un’opera prima, per trovare il giusto ritmo delle parole, e la propria voce.

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Ilaria Grando, Lettere minuscole, Terrarossa, Bari, 2025

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