A metà tra una dolce favola classica alla Piccola fiammiferaia e uno straziante spaccato sulla contemporaneità, La porta delle stelle è un libro capace di toccare tutte le corde giuste.
Come descriverlo? Come parlare della forza della magia natalizia? Come raccontare il delicato rapporto tra sorelle? Come spiegare cosa significa essere costretti a prendersi cura di qualcuno? Come parlare di un fardello così pesante da appesantire l’intero cuore dell’infanzia? Come restituire l’importanza di un lavoro? L’importanza degli alberi di Natale?
La scrittrice norvegese Ingvild Rishøi ci riesce perfettamente in 160 pagine, con una delicatezza mista a cruda realtà, un opposto continuo che ricorda proprio i colori del Natale. Senza il bisogno di intellettualismi o vanità stilistiche, l’autrice è una maestra assoluta nel dare forma ai temi sociali più rilevanti, insieme alle semplici emozioni del quotidiano.
Ronja vive insieme al padre e alla sorella maggiore Melissa, a Tøyen, nella periferia di Oslo. Curiosa, intelligente, sagace, ha la convinzione che tutto possa sempre andare per il meglio, che i suoi sogni si avvereranno, e che, per cominciare, il padre riuscirà finalmente a pagare le bollette invernali. Ronja, dieci anni, e Melissa, diciassette, vivono infatti schiacciate dal peso di un padre amoroso quanto inaffidabile, tanto sognatore quanto ubriacone.
Ma tutto cambia (o sembra cambiare) quando la piccola di casa trova al padre un lavoro come venditore di abeti durante il periodo natalizio. L’anonimo papà inizia con diligenza ad andare al lavoro, essere presente a casa, comprare la colazione alle bambine: ormai non esce più con gli amici per andare alla Porta delle stelle, il pub che le figlie tanto odiano, e sembra felice della nuova rispettabilità acquisita in casa. Perfino la diffidente Melissa inizia pian piano a fidarsi del genitore, a riacquistare qualche piccolo privilegio di un’adolescenza che non ha ancora mai vissuto.
Presto, però, tutto cambia di nuovo, e le due sorelle si ritrovano a prendersi cura una dell’altra. Ronja non smette di sognare, cercando di tenere alto il morale della sorellona; mentre Melissa, per necessità e non per scelta, inizia a fare tutto il necessario per non attirare le attenzioni dei servizi sociali.
E mentre l’inverno avanza, i lettori si muovono nel mondo crudele e onirico che le due sorelle incarnano. Ma per fortuna a sorreggerle c’è la magia del Natale, l’aiuto dell’anziano vicino di casa, il regalo di uno sconosciuto, le favole della buonanotte con cui Melissa riesce a far addormentare la sorellina. Piccoli gesti che ricordano alle protagoniste, e insieme a noi lettori, che continuare a sperare non è mai banale, anche quando tutto sembra suggerire il contrario. Infatti, il continuo alternarsi dei sogni dell’infanzia con la crudele realtà di chi vive ai margini sono la forza di questo piccolo capolavoro, che commuove dall’inizio alla fine, nella tipica atmosfera della letteratura nordica.
E se sperare in un per sempre felice molto presto diventa quasi impossibile, così come è irrealizzabile il sogno di Ronja di una baita con camino dove stare insieme alla sua famiglia sui generis, a volte:
«I miracoli capitano», diceva sempre il custode.
«A volte non c’è altra via d’uscita, e allora capita un miracolo.»
Recensione di Maria De Gennaro
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Ingvild Rishøi, La porta delle stelle, Iperborea, Milano, 2024
Edizione originale: Stargate – en julefortelling, 2021



