‘Na botta infame

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Scritto da Mary McNeely

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Una boccata di fumo che si disperde nell’aria, la sensazione di quella sigaretta in piazza di notte, nel silenzio di una città diversa, onirica, un po’ spettrale. “Na botta infame” è quella che ti prende quando la testa comincia a viaggiare, in un circolo di pensieri inarrestabile, che vorrebbe andare avanti e invece procede a spirale, come tante cose nella vita, che sembrano tornare sempre al punto di partenza. Perché la vita ci ripropone sempre gli stessi ostacoli, fino al momento in cui non troviamo un modo diverso per affrontarti e – qualche volta – superarli. Così i pensieri rimbombano, tra le pareti di un “io” che vuole guardare le cose da un’altra, impossibile, prospettiva, uscire per vedersi da fuori, capire cosa c’è che non va, cosa ci tieni ancorati alle nostre solitudini. 

Ogni volta che ho provato, come adesso, a uscire di soppiatto senza farmi sentire da me, è finita come uno a cui qualcosa è andato storto.” 

Roma risuona come una preghiera notturna, le sue strade sono i santi, le luci dei lampioni i salmi cantati a mezza voce da uno che vagabonda senza meta tra i propri pensieri. “Delle volte le paure sono ombre ma è la luce della mia coscienza a dargli delle forme, loro sono profonde e io non prendo le distanze, ma come combatto un nemico che non ha sembianze”, rappavano gli OneMic. Zanello con un metro diverso ci dice delle stesse ombre, di quanto siano soffocanti, di quanto nel silenzio trovarsi soli sia assordante.

I versi scorrono veloci e ci si sente un po’ tristi, un po’ arrabbiati, con quella sensazione di volersi muovere e di rimanere bloccati, perché le motivazioni per farlo si sfaldano sotto una raffica di obiezioni, di dubbi, di paure: e quando si riesce a uscire si finisce per voler tornare a casa. Fuori ci sono vite marginali, periferiche, disfatte dagli imprevisti di ogni esistenza, diversi ma uguali, quel tanto da toccarti come una tangente che è una scottatura, di cui guardi la cicatrice senza trovare l’ultimo perché. Leggere “Na botta infame” è ritrovarsi flaneur in una Roma che è città anzitutto interiore, fatta di ombre profonde, strade inaspettate e inaspettate epifanie: 

Perché se ogni risposta non sarà che riandare a questa risposta allora quello che resta è di passaggio tranne chiedersi chi sia sempre a nascondersi e cercarsi in questo viaggio.”

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Fabio Zanello, ‘Na botta infame, Ortica, Roma, 2020

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