A special snack

Written by Laura Zona

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Erano le quattro del pomeriggio. L’ora della merenda.

La cucina si stava inondando del profumo di pane tostato. Non si trattava, però, del comune pane da toast, scialbo e dozzinale. In un angolo del tavolo, sull’apposito tagliere, troneggiava una magnifica pagnotta puntinata di semi di sesamo. Acquistata dalla mamma, all’uscita dal turno in fabbrica. Nel negozio del panettiere che, ogni mattina, sfornava pane fragrante per gli operai che andavano al lavoro.

Un modo gentile per addolcire la loro pesante giornata intorno ai telai. Mamma amava fare le cose per bene, senza trascurare alcun dettaglio. Munita di un coltellone dai denti affilati, con la sua proverbiale precisione, aveva tagliato una serie di fette di pane. Né troppo larghe, né troppo strette. Della misura giusta.

Affinché la mollica mantenesse la consistenza adatta a contenere la loro succulenta farcitura. Infatti, delicatamente appoggiate sull’altro lato del tagliere, alcune rosee e odorose strisce di prosciutto contendevano lo spazio ad una tometta, morbida e prelibata, tagliata a piccoli tranci. I saporiti ingredienti, sovrapposti l’uno sull’altro, formavano armoniose stratificazioni, successivamente depositate, con ordine, in una teglia leggermente imburrata.

Il caldo ventre della vecchia stufa a legna della nonna era pronto per accogliere il prezioso contenitore. Grazie al prodigioso calore del forno, si sarebbe compiuta la magia tanto attesa.

Dal mio punto di osservazione, seduta sul comodo seggiolino all’altro capo del tavolo, controllavo ogni movimento. L’acquolina in bocca cresceva di pari passo al mio entusiasmo.

Era sempre festa quando la mamma veniva ad aspettarmi all’uscita da scuola. Mi affacciavo, curiosa, al portoncino, scrutando il cancello posto in fondo alla scalinata d’ingresso dell’edificio.

Vederla, con il suo sorriso accogliente, mi riempiva il cuore. Sapevo che, a casa, mi aspettava una bella sorpresa. In fondo, ero una bambina dai gusti facili: ci voleva poco per trasformare il mio tempo in uno spazio felice. Quando la teglia fumante sgusciò fuori dal forno, i miei occhi si riempirono di meraviglia.

Con una paletta, la mamma adagiò le leccornie su un piatto di ceramica. Mi raccomandò di attendere qualche istante prima di addentarle. La tentazione era davvero forte, la fame anche. Riuscii a resistere. Per il timore di ustionarmi la lingua e non poter gustare appieno tanta bontà.

Si imparano, in questi casi, piccole lezioni di pazienza, che regalano risultati impareggiabili. Infatti, appena affondai i denti nel panino, caldo al punto giusto, la mia bocca si riempì di una straordinaria sinfonia di sapori. Prosciutto e formaggio, fusi insieme al pane, suonavano gustosi e croccanti. Mi piaceva questa stuzzicante musicalità, le cui note aromatiche solleticavano il palato. Ero piccola, ma sentivo già di essere una buongustaia.

In quel boccone, però, c’era qualcosa di più importante. Intriso, nei gesti preparatori della merenda, l’amore di mamma era travolgente quanto un milione di coccole. Lo sentivo in bocca, come sulla pelle. La tovaglietta ricamata a punto croce, un coniglietto, disegnato sulla tazza che conteneva la spremuta d’arancia, il piatto pieno di stuzzicanti panini: tutto contribuiva a fare di me una piccola regina.

Al posto dello scettro, stretto al petto, c’era Robertino, il mio fedele compagno di giochi. Si trattava di un piccolo pupazzo sdrucito. Insieme a lui, sentivo di essere padrona del mio mondo incantato.

Non potevo immaginare, allora, che tale percezione si sarebbe inscritta, definitivamente, dentro di me. Mi avrebbe fatto amare, per sempre, le cose semplici e il cibo genuino.

“Cogli l’attimo”. Ho scoperto questa frase una volta diventata grande. Mi ha aiutato a ricordare, in un pomeriggio lontano, una merenda straordinaria.

Profumi e sapori hanno inondato il mio cuore. Portando a galla, inaspettate, le emozioni di gioia della bambina che ero stata. Nonostante le esperienze vissute, niente era andato perduto. Quell’attimo prezioso conteneva, in sé, una grande lezione: gustare il presente nella sua totalità. Ricordarlo, mi ha permesso di capire chi posso essere e cosa devo fare.

In quei panini, ripieni di amore e di attenzione, c’era tutto il segreto della vita.

 

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