Avventure dello stampatore Zollinger

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“VENERDÌ DI-VERSO

August Zollinger aveva capito che un’altra tappa della sua vita era finita.”

 

Secondo Vogler, autore de “Il viaggio dell’Eroe”, in pratica esiste un’unica storia, declinata all’infinito. E voi, in effetti, potreste prendere le tappe di questa storia archetipica e sovrapporle in maniera piuttosto accurata alle pagine di Pablo d’Ors, guadagnandone una certa soddisfazione. O delusione. Vedete voi. Insomma quel che ne ricavereste sarebbe una conferma piuttosto che uno sconvolgimento del vostro bagaglio culturale di lettori navigati, nessun sovvertimento di certezze, potrete dormire sereni. Quindi?

Quale stregoneria fa sì che si chiuda il libro con un sorriso commosso, tutti rimescolati dalla tenerezza, in un groviglio di emozioni eppure in pace con noi stessi? 

Come diceva Hrabal, un libro come si deve porta sempre altrove e fuori. Andiamo.

Accompagnare Zollinger assomiglia molto a scoprire (o a ricordare) che le note musicali sono sempre e solo 7 eppure infinite, incommensurabili combinazioni scaturiscono dal genio umano sin dalla sua modesta apparizione sul pianeta. E la somma è sempre così più ricca delle singole parti. Lo stesso avviene per le avventure di August, non a caso, crediamo,  sempre caricate di una certa qualità sonora, un certo indizio musicale che caratterizza ogni sua tappa: un nome, il rumore di un treno, i canti camerateschi, le voci degli alberi, il ritmo dello stampiglio sulla carta,  la spazzola sulle scarpe…e poi le rotative della tipografia, un’orchestra di meraviglie per un unico ma appassionato ascoltatore: Zollinger. 

Ma noi che insieme a lui raccogliamo per la strada questi suoni, come pietruzze per ritrovare il cammino, riconosciamo allora che è così che una storia come tante diventa questa storia: nella spontanea giustapposizione di voci, gesti, passi cogliamo come un suggerimento, un bisbiglio sottopelle, che all’arrivo ci fa girare indietro e dare significato ad ogni pezzetto della strada, ad ogni nota. Non in vista di un grande disegno, ma per il valore di quei pezzi in sé, come forse non li avevamo gioiti e sofferti pienamente al loro dischiudersi.

Credeteci, è tutto esattamente come ve lo aspettate: un giovane non-ancora-uomo, una partenza, un amore, delle prove, un ritorno, un giovane adesso-un-po’-più-uomo. Rimane pacato persino il titolo, che non si permette neanche un aggettivo. È un modo dolce quello che ha questo libro di mescolare semplicità, favola e ironia, di farci alzare lo sguardo per guardarci attorno così come fa il protagonista nella città di Appen-Tobel: “E vide anche un cane che si affacciava tra le sbarre di una terrazza, come se fosse l’unico inquilino di quella casa; e un balcone con molti fiori; e un altro con pochi; e un terzo senza, al cui interno, senza dubbio, qualcuno era morto, chi sa quando. Vide, infine, un uomo nell’istante in cui guarda una donna, e una donna che sa che quell’uomo, in quell’istante, la sta guardando.”

È naïf pensarsi felici anche quando non si è dove si vorrebbe e non ogni desiderio è stato esaudito? È ingenuo il nostro eroe a sentirsi al sicuro nell’abbraccio di un albero o nel ricordo di un nome? Siamo sciocchi noi a sorridere con lui? Ci piace pensare che di tanta gentilezza e ingenuità sarebbe invece giusto fare tesoro, piuttosto che trovarci un giorno in piedi nella nostra vita, scontenti e amareggiati, ché se non c’è una ragione per i nostri mali tanto vale gioire per l’eguale insensatezza di tutto il bene.

Recensione di Delis 

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Pablo D’ors, Avventure dello stampatore Zollinger, Quodlibet, Macerata, 2010

Edizione Originale: Andanzas del impreso Zollinger, Editorial Anagrama, Barcelona, 2003

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