Fine pena ora

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“Nessuno – è stato scritto – è mai tutto in un gesto che compie, buono o cattivo che sia.”

Il  testo racconta e riporta ventisei anni di lettere scambiate tra il giudice, autore del libro, e Salvatore, un uomo sul cui capo si piazza una pesante sentenza: fine pena mai. Un concetto su cui anche noi non ci siamo quasi mai soffermati, ma che merita un approfondimento.

Questa narrazione ha la qualità di farci uscire per un momento, almeno per lo spazio di 210 pagine, dalle nostre certezze, spesso molto rigide sui reati altrui, su assassini e sentenze lontane dalle nostre quotidianità, per i quali spesso cadiamo nel facile e forse troppo trito e ritrito commento secondo il quale un giudice e una guardia penitenziaria dovrebbero prendere la chiave di una cella e buttarla via per sempre.

E invece no: in questo libro c’è la possibilità di poter aprire la strada a un altro commento, almeno non il solito; c’è la possibilità di vedere più da vicino la vita di un carcerato. Elvio Fassone mai e in nessuna riga ci dirà quali e quanti siano i reati di cui l’ergastolano è ritenuto responsabile, anzi in un passaggio Salvatore stesso ammette che in realtà nella sua vita ha commesso molti più reati di quelli già noti al giudice. Appare evidente qui la provocazione lanciata al lettore, o meglio è palese lo sforzo a cui il giudice lo costringe: ascolta il percorso penitenziario di quest’uomo e poi dimmi se sei pronto ancora a condannarlo anche tu, sebbene tu non conosca i capi d’accusa. È vero, non è facile per tutti i lettori accettare questa premessa, secondo una buona fetta di essi sembrerebbe un passaggio addirittura scorretto, quali sleale. Ma questa storia reale ha l’intento di smuovere le nostre coscienze, il nostro senso di moralità.

Quanta umanità tra le pagine di questo libro! Non è un saggio e non dà soluzioni sull’intricato problema del fine pena mai, sempre attuale e sempre dibattuto. Dove finisce la legge? Quali confini possono avere certe sentenze e quanto possono pesare sulla vita di uomo, chiunque esso sia?

 Il tema trattato aiuta a riflettere su un tema importante, che andrebbe affrontato in maniera organica, ma di cui in moltissimi si disinteressano. Il ruolo delle strutture carcerarie all’interno della società moderna andrebbe ridiscusso da zero, per capire quanto la funzione punitiva e  quella riabilitativa siano convergenti. Il tutto mantenendo come stella cometa il rispetto verso la parte lesa, la vittima del crimine. Per tutte queste considerazioni, e per molte altre che qui non possiamo riportare per carenza di spazio, ci sentiamo di consigliare fortemente la lettura di questo libro.

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Elvio Fassone, Fine pena: ora, Sellerio, Palermo, 2015

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