Frank Sinatra

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“Sembrano fatti l’uno per l’altra: si capiscono e si detestano. Sono entrambi magri ed entrambi voraci: a tavola e a letto. Sono egocentrici, narcisisti, prepotenti, insofferenti, ambiziosi nella stessa misura.”

Libro piacevole. La lettura scorre leggera, sostenuta da uno stile narrativo semplice (in senso positivo), e sollecitati dalla curiosità di scoprire le “voci di corridoio” su molti personaggi del mondo dello spettacolo e della politica statunitense dello scorso secolo. 

Una biografia postuma e ufficiosa su Frank Sinatra, a metà tra inchiesta giornalistica e confessioni di seconda e terza mano, a cui sarebbe stato utile, a nostro parere, integrare una sezione dettagliata di note, per quanto riguarda i “virgolettati”. Specialmente per dare un maggiore peso specifico ad alcune rivelazioni che rischiano di essere catalogate come semplici deduzioni o interpretazioni dell’autore. Potrebbe essere magari una idea da coltivare per una futura nuova edizione?

Siamo rimasti affascinati dalla descrizione puntuale di un’America lontana nel tempo, quella di fine ottocento e primi del novecento, immaginata attraverso la lettura di altri libri e il cinema. Le lotte senza quartiere tra le diverse nazionalità di immigrati europei, per trovarsi divisi e diffidenti verso chi parlava una lingua diversa. Ognuno impegnato a crearsi la propria America, schiacciati dal peso della povertà assoluta, delle aspettative di difficile realizzazione, e un quasi ritorno allo stato pre-leviatano, in cui vige la legge del più forte. Da questo difficile humus sociale è sbocciata la figura di Frank Sinatra grazie al suo talento polivalente per il canto e la recitazione, ma anche al sostegno latente di amicizie pericolose provenienti dallo stesso sottobosco culturale.

Dal punto di vista storico-politico ci è particolarmente piaciuta la ricostruzione dei fatti sulla Commissione Kefauver, impegnata per prima ad indagare seriamente sui crimini della malavita italo-americana, e l’ascesa alla presidenza del paese dei Kennedy prima e di Reagan poi, con un veloce cambio di sponda di Frank Sinatra da Democratico a Repubblicano. Una nota di colore, da lasciare a futura memoria, la discriminazione subita dai primi immigrati europei clandestini chiamati Without Overseas Paper (“WOP”), che ne ha solo rallentato l’integrazione, ma non fermata. 

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Renzo Magosso, Frank Sinatra, BookTime, 2018

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