Il giardino dei Finzi-Contini

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“Nella vita, se uno vuole capire, capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta.”

Durante una gita in automobile con una coppia di amici e la loro bambina, nelle campagne del centro Italia, alcune riflessioni sulla civiltà Etrusca aprono le porte della memoria dell’autore, che si ritrova in un attimo a ricordare eventi accaduti durante la gioventù nella sua Ferrara. Un tuffo nel passato di vent’anni, nell’Italia fascista, prima dello scoppio del secondo conflitto mondiali, quando ancora si pensava che la guerra fosse evitabile, e il mondo potesse vivere in pace.

La meschinità delle leggi razziali e l’espulsione, tra le altre cose, dai circoli sportivi della popolazione di origine ebraica in Italia, aveva spinto un gruppo di giovani a trovare riparo nel giardino dei Finzi-Contini, a giocare a tennis per buona parte dell’autunno del 1938. Naturalmente va da sé che la definizione di giardino è alquanto riduttivo.

Le partite di tennis saranno solamente la scusa per potersi ritrovare, e provare ad isolarsi da un mondo esterno sempre più incomprensibile, che dall’oggi al domani li ha privati delle più elementari forme di libertà, e fatto uscire allo scoperto l’animo vigliacco di molti loro concittadini (ma la questione si potrebbe estendere facilmente a buona parte del territorio nazionale).

Durante questo periodo di convivenza ricreativa forzata, il giovane Bassani stringerà una solida amicizia con i due fratelli padroni di casa, Alberto e Micol, che andrà ben oltre le sfide sportive. Se con Alberto il rapporto di amicizia si può definire quasi fraterno, molto più complicato sarà quello con Micol. Attenzioni male interpretate, la giovane età e le contingenze ambientali, faranno sbocciare la relazione tra Giorgio e Micol in un amore non contraccambiato, che sarà con il tempo la causa dell’allentamento volontario dell’autore da una casa diventata ormai quasi sua.

La scrittura è di una bellezza rara. In egual misura la costruzione della storia, la forma descrittiva degli spazi e dei personaggi e dei sentimenti lasciati liberi di galleggiare nell’aria. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria nelle scuole. L’ultimo capitolo rappresenta una chiusura perfetta, capace di farci apprezzare sia la lingua italiana che la capacità compositiva dello scrittore.

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Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Einaudi, Torino, 1962

One comment

  • Alfredo

    29 Marzo 2020 at 18:41

    Una mia lettura liceale, un classico che aiuta gli adolescenti a diventare uomini. Ti ricorda poi che Ferrara è una bellissima città.

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