L’anno che a Roma fu due volte Natale

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Ché la felicità mica si produce per talea: non funziona quasi mai, come col glicine.”

Una banda di tre “ladri” improvvisati ha una missione tutt’altro che alla loro altezza. L’autore ci offre una giusta caratterizzazione di tutti i nostri protagonisti, tanto da indurci ad immaginarli senza nessuna difficoltà nella scena di un film comico: il romanzo ha una chiara impostazione cinematografica che ne costituisce la vera forza.

Senza svelarvi troppi particolari sulla impegnativa missione che porta i nostri tre personaggi in una notte al cimitero del Verano a Roma, vi riveliamo che si tratta del ricongiungimento della salma dei Vianello. Da qui ci troviamo catapultati in una tragicomica missione a cui tutti, protagonisti e lettori, siamo impreparati. La domanda è lecita: ce la faranno i nostri eroi- anzi no, antieroi?

Sono tanti gli elementi che spingono il lettore ad amare la storia e i personaggi: dalle descrizioni di questi uomini ordinari eppure altamente improbabili allo stesso tempo all’uso del dialetto romano, che ha già in sé una forza comica non indifferente, che non è mai edulcorato, ma anzi nudo e crudo si staglia tra le pagine del libro.

Tutti questi elementi ci portano a leggere delle pagine in cui il vero protagonista è il grottesco che si insinua nella descrizione fisica dei personaggi, in primo luogo di Alfreda, donna bellissima, ma obesa, sporca e per di più soggetta a frequenti allucinazioni notturni, in cui parla con Sandra Mondaini; ma non solo, lo ritroviamo anche nella vita quotidiana dei personaggi, nelle loro azioni e infine nella missione da compiere.

La storia narrata indubbiamente ha la sua forza e la sua carica in questi elementi, ma ciò che abbiamo trovato fuorviante è la lunghezza e il continuo soffermarsi in dettagli o elementi che distraggono la lettura; vi è un continuo richiamo a immagini alla cultura cinematografica o televisiva del passato, che, per altro, solo una determinata fascia di lettori può cogliere, non certamente tutti.

Riteniamo che sarebbe stato molto più godibile tale storia se si fosse trattato di un racconto breve, più asciutto di quei particolari che possono distrarre.

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Roberto Venturini, L’anno che a Roma fu due volte Natale, SEM, Milano, 2021

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