Dopo l’imbrunire

Scritto da Armando Gioia


 

Dopo l’imbrunire

Se pur appari, celata
nel volto, scontati
gl’inverni e l’angustia
dei giorni che s’attardano
a finire – se pur riappari
avvolta da un manto
di luce, gli occhi
cinerei al cielo rivolti
e la mano posata sull’erbe
selvatiche a bordo gradino-
risorto da un sonno
mortale, che sfuma
e rifugge il bruno e i tremori,
percosse le ciglia mi trovi
con le piume consunte
per il viaggio, le piaghe
ricucite e le macchie
da cui ora s’affacciano
fulgori, barlumi indistinti
di vita, ma non più incerti,
non più effimeri, non più fiochi.

 

Un angelo mi disse

Ascoltami, fa ch’io sia nella notte
placida il pugnale che penetra
la tua carne: ch’io sia tenebra
languida – e spina e puntello e rovo
che s’inerpica – ch’io sia il rogo
che t’arde o il terrore che t’inghiotte.

 

Al telefono

Com’è bella la falena notturna:
il cielo è sua dimora nelle sere afose

“Ripenso ogni notte a quel fiore
e il ricordo di te non mi fa chiudere occhio.”
<<Dimenticanza, mio caro, la soluzione
etc etc etc…>>

Riaggancia

si fa alieno, esitante, tremulo: l’uomo
è distante, non fa più il tempo delle cose.

 

Proprietà intellettuale di Armando Gioia

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