Storia degli anarchici milanesi

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“Ogni anarchico era visto come pericoloso solo per il fatto di essere anarchico. Era pericolosa l’ideologia, non l’uomo.”

Monografia storica interessante. Per la lettura del testo è consigliata una buona infarinatura di storia italiana di inizio secolo, altrimenti si corre il rischio di rimanere arenati dopo lo scorrere delle prime dieci pagine. 

Data la rilevanza del capoluogo lombardo, la storia del mondo anarchico milanese è di riflesso quella dell’intera penisola. Milano è riscoperta come un crocevia obbligatorio per chi a cavallo tra 1800 e 1900 voleva entrare in contatto con il fervore politico nazionale e apprezzarne il riverbero di carattere europeo. Non è un caso che fosse la città dei grandi giornali e degli intellettuali precursori dei tempi. 

Il pensiero anarchico viene raccontato nei nomi degli uomini e dei luoghi dove provavano a ritrovarsi, delle molteplici correnti che lo attraversavano e della diretta concorrenza con il partito socialista, che ia fine ottocento iniziava a conoscere anche una dimensione istituzionale con la elezione di Andrea Costa in parlamento. 

Del libro abbiamo trovato interessanti alcune ricostruzione storiche, come ad esempio quella sull’assassinio di re Umberto I, e di chi armò la mano, e la mente, di Gaetano Bresci; uno dei tanti segreti italiani che non saranno mai rivelati. 

Un periodo storico che va letto nel suo complesso per essere capito (ma non giudicato), quando gli attentati e omicidi politici rappresentavano un’opzione valida.

A piacerci meno è stata la scelta di non diversificare le fonti. Capiamo l’intento di andare a raccontare la storia degli anarchici milanesi attraverso la documentazione archivistica della questura, ma a nostro parere confrontare quelle fonti con altre avrebbe dato una maggiore solidità al lavoro. Ci sarebbe piaciuto ad esempio se le fonti della polizia fossero state confutate con i diari o i giornali dell’epoca, oppure se fossero state raccolte in maniera copiosa e non sporadica i rapporti di polizia di altri Paesi, dove si erano rifugiati  gli anarchici italiani. Speriamo questo possa essere lo spunto per un lavoro futuro già corposo. 

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Francesco Lisanti, Storia degli anarchici milanesi, La vita felice, Milano, 2016

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