Le parole sono pietre

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La mafia non esiste.”

Pagine da incorniciare. Prenderle una per una e tappezzarci le pareti delle scuole italiane, in modo da rimanere fisse in un modo o nell’altro nella testa degli studenti, anche dei più distratti. 

Se avete già letto Carlo Levi, qui siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso, come struttura e storia del racconto, a rimanere uguale la prosa e il racconto e la potenza delle parole. La lucida analisi sociale e della natura umana, in una terra arida e feconda in ugual misura: la Sicilia.

I tre racconti del compongono il testo riportano tre viaggi nell’isola all’inizio degli anni Cinquanta. Il sapore della vita e del tempo immobile, fermo a mille anni prima dove a cambiare sono solamente i volti dei padroni, ma non quelle dei contadini e della povera gente, costretta a subire angherie e soprusi, senza aver la possibilità di reagire. E quando qualcuno prova ad alzare la testa e far valere i propri diritti (come ad esempio quelli della riforma agraria, o del diretto a condizioni di lavoro umane), viene ucciso spesso con il silenzio assenso dei rappresentati delle istituzioni. 

Il libro trasuda di giustizia negata. Vite silenti appese tra Santi e piccoli padroncini che pur di curare i loro piccoli interessi, dalle solfatare ai latifondisti, non si fanno scrupolo a uccidere poveri disgraziati, anzi “cafoni” come scrive lo stesso autore forse prendendo spunto dalla definizione di Silone. 

La mafia non esiste. È forse questa una sentenza di morte per una intera popolazione, sotto la cui negazione si  nascondono le ingiustizie sopra citate.  A tal proposito, andrebbe resa obbligatoria in tutte le scuole la lettura dell’ultimo capito del terzo racconto Lo specchio di una Italia che era ed è malata, che a distanza di settant’anni non ha fatto alcun passo in avanti, anzi se possibile è andata peggiorando, con il tumore che è avanzato in tutto lo stivale. 

Ci dispiace per i lettori stranieri, che si troveranno ad avere di fronte un testo tradotto, e perderanno molte delle sfumature, e del non detto dell’autore sospeso tra gli spazi bianchi tra le parole. Un dono che la penna di Levi ci ha fatto, e che non meritiamo. 

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Carlo Levi, Le parole sono pietre, Einaudi, Torino, 1955

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