Forbidden games

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The books chosen by Andrea Salonia

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È spietato.

È feroce.

È di una disarmante tenerezza, senza essere favola, senza essere fiaba.

È tanto originale.

Soprattutto è di una modernità che pare fantascienza. Perché GIOCHI PROIBITI venne scritto nel 1947, la seconda grande guerra era terminata da poco, la gente si leccava ancora le ferite, aveva gran voglia di vivere, e prendeva coscienza piena dell’orrore. Oggi siamo ancora lì, immersi dento fino al naso e galleggianti, e forse perfino colpevoli di dar poca attenzione all’orrore che ci è vicino, tanto prossimo che quasi diventa normalità, pian piano, ma in quella direzione par muoversi.

Queste, forse, le prime impressioni che un lettore potrà avere nel leggere GIOCHI PROIBITI di François Boyer, edito da Adelphi nella collana Fabula. Un elegante Supercelestial tra i rossi del Pantone in copertina, una bimba in bianco e nero nel centro, bionda biondissima, e un foulard in testa. Inquietante.

Purtroppo non so come potesse essere Jeux interdits nella sua versione originale, e quanto mi sarebbe piaciuto saperlo leggere e capire; Maurizio Ferrara, però, ne ha tradotto le parole rendendole emozioni: crude, semplici, senza belletto, mai consolatorie, mai accomodanti. Perciò, straordinariamente veraci. Paulette e Michel sono bambini, i protagonisti di GIOCHI PROIBITI; loro e i loro giochi proibiti.

Loro e l’incontro con la morte, la conoscenza della morte, la comprensione della morte, l’interpretazione della morte. Loro e il discernimento della morte. Paulette e Michel che si prendono cura dei corpi, con quell’ingenuità giocosa giusta nei bambini, e così facendo si avvicinano alla vita che è passata, per lo più terminata in modo tragico.

Ed ecco che la spietatezza diventa ancor più tagliente, perché quando si parla di bambini ci si immaginano fiori e azzurro del cielo e giallo del sole e arcobaleni e torte per far festa, e.

Qui no: i bambini sono bambini, e si comportano da bambini, hanno la curiosità “innocente” e al tempo pervicace dei bambini, danno risposte da bambini, pur se in un mondo di adulti, e rimangono bambini confrontandosi con la durezza dello schifo degli adulti, l’inumanità, la brutalità, la bestialità, la barbarie, l’efferatezza, e senza mai disumanizzarsi.

Senza mai disumanizzarsi? Ecco, a mio avviso questa rischia di essere una modalità lineare di leggere GIOCHI PROIBITI, troppo lineare e troppo scontato quello che ci si potrebbe attendere di trovare nelle pagine di François Boyer: un bambino e una bambina che assistono e osservano “cose grandi e importanti“ e sono marginalizzati dagli adulti rispetto a eventi ritenuti troppo grandi per loro, quindi da loro non comprensibili. No, GIOCHI PROIBITI ti lascia non poco brivido addosso, anche per questo. In primis, perché già l’associare la parola “morte” alla parola “bambini” stride, urtica, repelle. Non si dovrebbe, nella coscienza di tutti noi, o almeno di quelli che son senzienti, credenti o meno che siano. Qui adulti e bambini sembrano vivere due mondi paralleli, questo lo straordinario, con regole diverse anche di fronte alla tragedia, ma una medesima necessità di accudimento, di benevola, pietosa compassione. Per entrambi l’attenzione al dar requie, ma così differente che mai ce lo si sarebbe atteso. Si ha il diritto di piangere per un vitello con grandi occhi tristi, ma quando hai paura devi stringere i pugni, i denti, e non puoi versare lacrime, a meno che non ti diano una sberla tanto forte da farti sanguinare il naso.

GIOCHI PROIBITI è un romanzo che incominci a leggere e ne rimani coinvolto pur potendoti respingere, e per questo passi veloce alla pagina successiva, cercando un’altra innocente tenerezza.

Tipo: “Uffa, però!”. Io lo dicevo alle elementari, soprattutto se fosse occorso un evento inaspettato, di cui tutti fossero incolpevoli, ma pur sempre fastidioso, seccante, noioso, sgradevole, spiacevole, scomodo. Ma qui si racconta di cose da grandi, della morte e della sua gestione, del giocare al funerale, e François Boyer ci riesce narrandola con un velo di terribile pietà, che solo l’animo di un bambino potrebbe. Un esempio: piena pandemia, prima ondata, tutti atterriti, claustrofobica attesa, i miei nipoti trovano delle lumache nel prato, belle e grasse, con una casa sulla schiena a proteggerle, e queste han bisogno di insalata perché come fanno da sole e non ci sono neppure i supermercati aperti alle ore giuste e la gente quando ha problemi suoi si dimentica degli altri, delle lumache soprattutto. Poi le han “messe via”, quelle lumache. Altra pagina, altra avventura.

Insomma, un libro così era tanto che non lo leggevo, forse da mai.

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François Boyer, Giochi proibiti, Adelphi, Milano, 2022

Original edition: Jeux Interdits, Editions de Minuit, Paris, 1952

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