Cara Pace

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“A quel grido d’amore, con che voce rispondere?”

“Cara pace” è un dolore condiviso; la storia di due sorelle costrette a farsi da scudo contro un’infanzia stroncata da una vita da orfane sebbene non lo siano.

La voce narrante è quella di Maddalena, che vive a Parigi, lontana dalla sorella Nina; la piccola Nina che ha bisogno di protezione e amore il cui  unico “luogo” in cui riesce sempre a rifugiarsi è la sorella maggiore, sebbene lo sia solo di un anno. 

Ecco che “Cara pace”, attraverso un sapiente gioco di parole, diventa carapace, scudo e difesa; la necessità di Maddalena che ha bisogno, tra le onde che nella vita l’hanno travolta, di ritagliarsi uno spazio in cui ci sia solo lei; libera da tutti, dalla famiglia, dalla sorella, dal tempo trascorso e dal dolore insanabile di una madre non vissuta appieno.

Non è unicamente la storia di due sorelle, ma essenzialmente è una storia di sentimenti taciuti, soppressi, o talvolta inaspettatamente urlati. Si tratta della storia di un abbandono: due figlie, costrette a vivere in una Roma bella e vivace, da sole, senza un padre e una madre. Due figlie abbandonate, a fasi alterne, costrette a crescere nel caos delle loro vite adolescenziali e nella sofferenza comune. Due sorelle diversissime tra loro, ma unite nelle paure quotidiane, che le costringono ad essere per sempre un’unica entità, attraverso il tempo e le distanze, che la vita gli impone.

La narrazione però procede senza grandi entusiasmi: lenta e ripetitiva su più punti; scevra, in molti passaggi, di un lessico coinvolgente: in genere si insiste sugli stessi termini.

La sensazione è quella di averci raccontato un storia ricca di particolari, colma di descrizioni di luoghi o caratteri, piena di storie ed emozioni, ma senza che ci abbia portato ad essere realmente soddisfatti o coinvolti.

Avremmo forse apprezzato meno puntualizzazioni circa i pensieri e le emozioni della protagonista, in modo da lasciare uno spazio di immaginazione anche a noi lettori.

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Lisa Ginzburg, Cara Pace, Ponte alla Grazie, Milano, 2020

One comment

  • Giulio

    6 Giugno 2021 at 19:33

    Mi trovo molto d’accordo con voi. La storia non mi è dispiaciuta ma non mi ha tenuto incollato alle pagine…

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