Le meraviglie

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Anche qui: perché?

Perché ho cominciato a leggerlo, perché Le meraviglie – queste, in particolare, e non altre, fatte di altre parole, di altre storie, di altre suggestioni, di altro…

Questo Le meraviglie, edizioni Einaudi, di Elena Medel, poetessa e scrittrice spagnola che non conoscevo, è un romanzo corale, un romanzo di formazione, un romanzo difficile.

La traduzione in italiano è di Silvia Sichel, cui va un plauso davvero particolare, perché son certo sia stata impresa non banale rendere efficaci tanto la complessità del lessico, quanto l’intreccio concitato della narrazione, la costipazione delle parole, i salti e fin gli scarti del linguaggio di quelle pagine spagnole. Forse, anzi, è stato lavoro arduo, poiché è chiaro fin da subito che la struttura della narrazione tutta è di autrice che usa le parole con spiccato afflato lirico, poetico ed evocativo, e “non solo” dedicandole alla prosa. E il lettore – io, almeno – deve porre speciale attenzione alla consecutio logica, e non solo temporum, delle parole, che si fan frasi e poi paragrafi. Il tutto, nel pieno dell’originalità dello scrivere di Elena Medel, che in patria ha vinto molto e molto è stata riconosciuta.

Quindi, grazie a Silvia Sichel, e più in generale grazie a tutti i valenti traduttori che mi permettono di gustare romanzi scritti in idiomi che non son miei – tutti, poiché ho questa curiosa sensazione che le emozioni io le riesca davvero a provare solamente leggendo le nostre parole, col nostro “sì”, ma forse questo è solo mio – senza che vi sia soluzione di continuità alcuna nell’esperienza del bello.

Di più, dando opportunità straordinarie. Le meraviglie racconta di una storia famigliare, senza che la famiglia “tradizionale” possa mai essere realmente intercettata.

Racconta di tre donne, Maria, Carmen, Alicia, che cronologicamente andrebbero prese in quest’ordine, ma di cui il quotidiano si intreccia senza che vi sia chiara percezione dell’intreccio, così da rendere vivide le vicende umane delle tre, quasi a sé stanti e pertanto perfino più realistiche. Trovo meravigliosa la copertina scelta dalla casa editrice, le tre – o meglio tre donne che potrebbero essere qualunque donna concretamente reale – tre funambole in campo giallo pallido, ma al di sopra delle case, sotto di loro la città. E loro in bilico, sopra, appunto, nel tentativo di non precipitare al suolo. La vita, quella vera, si potrebbe dire, perché come altrimenti potremmo descriverla? Di ciascun individuo, certo, e per chi ha nel proprio patrimonio genetico una doppia X magari anche di più.

Anche per questo il racconto della vita di Maria, Carmen e Alicia è quello di tre generazioni i cui bisogni son simili, e diversi, ma sempre calati nella realtà più vera. Qui non ci sono fate, principesse, monarche, blogger, vincenti. Ci sono persone concrete, carne e spirito che camminano attraverso le giornate. Ci sono insuccessi e verità. Ci sono meschinità fatte e subite. C’è il dolore, di cui spesse volte abbiamo raccontato nelle Pillole del Doc, e c’è anche il piacere. E ci sono molti altri stati d’animo, descritti con piglio davvero originale.

E’ un romanzo crudo, questo Le meraviglie. Un esempio…”un corpo di madre nessun uomo lo considera un colpo di fortuna…” Nelle pagine di Elena Mendel la maternità è tramortita, affettata, vivisezionata, mai pacificata. Ancora, è un romanzo brusco e inclemente perché ben sottolinea come la violenza non sia solo quella delle botte, ma anche quella delle parole. E questo emerge come dato di originalità perché la trama non è quella di un romanzo che, più facilmente, potremmo immaginarci dedicato al tema della violenza di genere, o nei confronti di un genere. No. È una storia che agglomera in sé storie di donne che aiutano altre donne, di lavoro duro e di vite indomite, di memorie impresse che vengon sostituite da altre che consideriamo – in modo coscio o inconscio, poco importa – maggiormente pregne di significato, perché certi ricordi è certo meglio sostituirli.

Di cose che se non le vediamo non esistono, soprattutto se non fossimo capaci di guardarle. È una storia di imitazioni di quanto fatto da altri, nella speranza di un’emancipazione non tanto sociale quanto emotiva. Ecco, Le meraviglie è un racconto etologico, dove l’etologia è branca della antropologia, e descrive il comportamento umano, rubando spunto alla scienza di quel famoso Konrad Lorenz che aveva descritto il comportamento animale.

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Elena Medel, Le meraviglie, Einaudi, Torino, 2022

Edizione Originale: Las maravillas, Anagrama, Barcelona, 2020

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