“VENERDÌ RE-VERSO”
“Le cose succedono, non hanno bisogno di noi.”
È davvero complicato scindere il dato biografico dell’autore dalla potente tristezza che attraversa queste pagine – la stessa che ci spinge a succhiare avidamente ogni singola parola, per arrivare alla fine senza aver perso neanche un dettaglio, una vibrazione, un gesto.
Rio de Janeiro, anni Settanta. “La temperatura di questo romanzo è sempre superiore ai 31ºC”. Il piccolo Camilo, pallido borghese in un quartiere di poveri impolverati, assiste alla comparsa di Cosme, Cosmin, giovane mulatto portato in casa dal padre con poche o nulle spiegazioni. Camilo è zoppo dalla nascita ed è cresciuto tra le donne, la sorella, l’anziana balia, la madre depressa, la giovane governante; il padre, medico, non c’è quasi mai. Ed ecco che Cosme diventa subito l’ometto di casa, con il suo carisma pacato e misterioso (“di quelli come lui hanno perso lo stampo”). Camilo lo odia.
Decine di anni dopo, un Camilo adulto, grigio, solitario, ricostruisce le vicende di quell’estate lontana e della sua terra calda e fangosa. Nel ricordo del cinquantenne che l’autore non fece in tempo a diventare ben presto il racconto d’infanzia, lento come un guado, trasforma l’odio in amore, nel primo amore, nell’unico amore. Esattamente a metà del libro Heringer inserisce un piccolo esperimento: ha chiesto a chiunque volesse partecipare di indicare su un form online il nome del primo amore. Rispondono in tantissimi, riempiendo cinque pagine di nomi e amori mai dimenticati, resi eterni dalla carta e dalla delicatezza del protagonista, che li libera uno ad uno per celebrare il suo Cosmin, perso per sempre ma mai abbandonato.
Il libro è breve, a poco varrebbe aggiungere altri dettagli di trama. Ma ci sono due accorgimenti stilistici su cui vale la pena indirizzare la vostra curiosità. Uno è il sole: incombente, faticoso da sopportare, che brasa le epidermidi, quasi al pari di quello che affligge il Mersault di Camus. Graficamente è indicato da una piccola raggiera, che ricompare minacciosa ogni qualvolta qualcosa ricordi il sole, siano essi cocci in frantumi o sangue sparso. Come un presagio o una maledizione da cui è impossibile sfuggire.
L’altra nota di stile sono gli inserti fotografici, spiazzanti, come le parentesi in cui l’autore incastra le sue suggestioni più estemporanee – rompono e dettano il ritmo insieme, come in un ballo. Così giustamente scrive Giuseppe d’Orsi, nella sua nota al progetto grafico, solitudine e tenerezza si incontrano nello spazio vuoto delle possibilità, possibilità che nel romanzo come nella vita di Heringer si piegheranno al negativo, lasciando però a noi, che citiamo Eggers senza riserve, l’opera struggente di un formidabile genio.
Recensione di Delis
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Victor Heringer, L’amore degli uomini soli, Safarà, Pordenone, 2023
Edizione originale: O amor dos homes avulsos, Companhia das Letras, Rio de Janeiro, 2016



