“In me ammetto ci sia qualcosa di inadeguato, mancate: non sono capace di vivere.”
Bazzi ci fa un regalo prezioso con questo suo terzo libro: uno sguardo capace di andare oltre la superficie delle cose, di scovare crepe dove altri vedono muri e di riconoscere poesia anche nelle pieghe più scomposte dell’esistenza. Una delle poche penne contemporanee capace di azzerare la distanza tra cuore e testa.
L’autore torna a raccontarsi a partire da un’assenza: la morte di Mirtilla, la gatta con cui ha condiviso sedici anni di vita, e il vuoto che lascia insieme a Purè, l’altro gatto che ha accompagnato la sua quotidianità. Da questo lutto nasce il bisogno di rimettersi a scrivere, di dare una forma al dolore e salvare dalla scomparsa ciò che l’amore ha costruito. Un lutto incomprensibile e, per certi aspetti, non accettato e non capito dalla società attuale, perché fermarsi per la morte di un animale con cui si è condivisa parte della propria vita viene vista come un atto di debolezza.
A fare da sfondo alla perdita di Mirtilla c’è una Milano ruvida, poco incline alla tenerezza, in cui il dolore privato deve fare i conti con la concretezza spietata della vita quotidiana. Ci sono padroni di casa che sembrano dimenticare che dietro ogni contratto esistono persone, un conto corrente che si assottiglia fino a lasciare poco spazio al respiro, le spese sempre più ingenti per tentare di strappare Mirtilla alla malattia e gli impegni editoriali che continuano a reclamare tempo, energie e parole. Perché il dolore non sospende il mondo: le bollette continuano ad arrivare, i soldi continuano a mancare, le scadenze non conoscono il lutto. E mentre si cerca disperatamente di salvare una vita amata, bisogna trovare anche il modo di continuare a vivere la propria. È in questo attrito tra la fragilità degli affetti e la durezza delle necessità materiali che la storia di Bazzi acquista una dimensione più ampia, raccontando quanto possa essere difficile concedersi il lusso di soffrire quando persino la sopravvivenza quotidiana è una lotta.
Ma Bestiola non è soltanto una storia di affetto per gli animali: è il tentativo di trovare un posto nel mondo quando il mondo sembra non averne riservato uno per noi. Siamo fortunati ad aver letto questo libro, ma siamo tutti ancora più fortunati perché l’autore è riuscito a ritrovare la sua penna e a non abbandonare il lavoro da scrittore. Libro da leggere, da regalare, da abbandonare ad una fermata del bus affinché un’estraneo possa trovarlo e leggerlo.
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Jonathan Bazzi, Bestiola, Mondadori, Milano, 2026



