Il mondo è cominciato da un pezzo

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“Dora diceva sempre che le cose belle si guastano se le metti di fronte a persone che non sono all’altezza di capirle.”

Il romanzo inizia con un licenziamento. Una cesura forte con i fili del passato ignoti al lettore, che si andranno a ricomporre, in un morbido tappeto emozionale. 

I soggetti passivi dello sterile comunicato aziendale, un gruppo di quattro redattori di una rivista, si vedono azzerare da un momento all’atro la vita che conoscevano e quella programmata. Un elettroshock inatteso, che ognuno prova ad assorbire con modi e tempi propri, fino al totale sfaldamento del gruppo.

Tra gli sventurati c’è Beatrice, quarantenne, romana di nascita e di vissuto, con una carriera universitaria mai decollata alle spalle. Aveva accettato quel lavoro per l’esigenza di portare a casa uno stipendio. Una parentesi di breve periodi prima di trovare un lavoro gratificante ed in linea con il suo percorso formativo. Purtroppo non aveva fatto i conti con la gabbia invisibile, inodore e insapore della zona di conforto. Si trova cosi risucchiata nelle sabbie mobili della vita comoda a cui si era adattata, con problemi comodi, bisogni da soddisfare comodi e una routine giornaliera familiare, e lavorativa, da cui non si sarebbe allontanata se non fosse arrivata la fine del mondo. Il licenziamento la fine di quel mondo.

Se questo non fosse abbastanza, a sconvolgere la vita di Beatrice arriverà il figlio adottivo di suo fratello. Un bambino con cui costruirà un rapporto forte, forse anche troppo, che le farà riscoprire emozioni dimenticate per troppo tempo, rischiando di minare la relazione con la figlia ventenne. 

Nel libro c’è tanta Roma, e non ci riferiamo alla Roma turistica, dei monumenti delle chiese, quanto alla Roma delle relazioni interpersonali slabbrate, delle opportunità lavorative ricevute tramite raccomandazioni/segnalazioni, dei tempi di reazioni meteorologicamente lenti. Uno spaccato accurato e preciso comunicato in maniera esaustiva.

La scrittura scorre via, ma meno fluida di quanto ci attendavamo. La costruzione di alcuni periodi ci è sembrata eccessivamente elaborata, quando invece, per i nostri gusti, bastava molto meno. 

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Lia Levi, Il mondo è cominciato da un pezzo, Edizioni e/o, Roma, 2005

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