“Pensano solo a vivere in pace; hanno tutto ciò che occorre per essere felici: il lavoro e la giovinezza.”
Leggere un libro di Irène Némirovsky significa prendersi cura di se stessi, volersi bene. Per ogni tema affrontato, è capace di cogliere le sfumature nascoste, i punti di vista sottaciuti per vergogna e le parole più adatte. Sia che ci troviamo in una ricca famiglia borghese cittadina, o in una corte di proprietari terrieri di provincia, Némirovsky è capace di penetrare nel cuore delle questioni. Lo scorrere del tempo negli occhi dei vecchi, la mestizia dei giovani costretti a vivere una vita misera a causa di una povertà di nascita, l’inquietudine di una giovane donna incapace di cogliere una voce in sottofondo durante un ballo, un amore non corrisposto per un saluto mancato, la palude dei pensieri ancorati ai luoghi comuni, sono tutti elementi che Némirovsky riesce a descrivere e restituire con straordinaria precisione. E ci chiediamo come sia possibile che, in pochi anni di vita, sia stata in grado di capire così a fondo l’essere umano.
Nella campagna francese di inizio Novecento vive Silvio, la voce narrante che ci accompagnerà per tutto il testo, un proprietario terriero ormai solitario e misantropo, che, nonostante i richiami della madre vedova, ha trascorso tutta la giovinezza a viaggiare per il mondo, spinto da quel calore del sangue tipico di una certa età giovanile, riducendo al minimo la ricca eredità della famiglia. Una volta tornato a casa, ormai anziano e disilluso, vive il tramonto della vita senza avere più molto da chiedere agli altri e a sé stesso. Questa consapevolezza gli permette di osservare al meglio, con occhio analitico, i rapporti umani con chi lo circonda e la grettezza della vita provinciale, dove tutto è apparenza.
E forse è proprio questo che ci ha lasciato il libro: la sensazione che dietro la normalità delle persone si nasconda sempre qualcosa che non abbiamo ancora imparato a vedere.
Il matrimonio non riuscito di una sua lontana parente, una morte inattesa, un atto di violenza spinto da passioni mai sopite, fanno capire a Silvio che il calore del sangue, che ormai pensava di aver perduto per sempre, in realtà scorre ancora, flebile, nelle sue vene.
Némirovsky riesce a farci vivere le storie e le passioni umane con una precisione rara nella letteratura. Vecchi, bambini, amori sbagliati, infamie, amori sottaciuti, violenze e molto altro sono riportati su carta con parole audaci eppure misurate, che il passare del tempo non riesce a scalfire. Racconta passioni apparentemente lontane da noi e farci scoprire, pagina dopo pagina, che non lo sono affatto.
_____________________________________________________________________________________________________
Irène Némirovsky, Il calore del sangue, Adelphi, Milano, 2008
Edizione Originale: Chaleur du sang, Éditions Denoël, Paris, 2007



