Avere e non avere

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“Non sono un comunista, – rispose. – Ma sono offeso. Offeso e indignato da un mucchio di tempo.”

Il libro è incentrato sulle vicende che accompagnano la vita difficile di Harry Morgan, un pescatore-trafficante messo in ginocchio dalla crisi economica, che aveva colpito gli Stati Uniti durante gli anni trenta dello scorso secolo. Harry Morgan è lo specchio di una buona porzione della società americana dell’epoca, ritrovatasi dall’oggi al domani senza prospettive future, senza poter contare su un supporto concreto delle istituzioni.

Il libro si compone di tre macro-capitoli, ovvero di tre racconti con lo stesso protagonista, scritti in tempi diversi dall’autore, e la diversità temporale di composizione del testo, viene fuori durante la lettura, in una lieve mancanza di compattezza e armonia; ma non è detto che sia un aspetto negativo.

Diviso tra Cuba e la Florida, per provvedere alle esigenze di moglie e figli, Harry sarà costretto a passare da lavori leciti, come quello di noleggio della propria barca a turisti amanti della pesca d’alta quota, a traffici di merci e uomini che di legale avevano ben poco, e in cui c’è molto da perdere e poco da guadagnare. Questo rappresenta l’inizio della fine.

Quando la disperazione morde lo stomaco e le responsabilità familiare non lasciano dormire la notte, si diventa miopi e si prendono sentieri pericolosi, da cui sarà poi impossibile venirne fuori. Harry verrà così spoliato prima dei suoi pochi averi, poi della barca che rappresentava il suo unico mezzo di sostentamento, poi di un braccio e, infine, della sua stessa vita. Una drammatica climax crescente di mancanze, in cui il “non avere” prenderà il sopravvento sull’“avere”.

Non è forse questo a guidare le azioni di tutte le persone? Il bisogno di possedere qualcosa? Quando poi questo qualcosa si traduce con il semplice pane da mettere a tavola, anche commettere azioni illegali diventa una possibilità da prendere in considerazione. E non ci sono giudizi morali di sorta, perché bisogna prima trovarsi in determinate situazioni.

Un libro importante perché qui inizia a prendere forma l’idea di giustizia sociale, dal sapore comunista, dell’autore. Un’opera di coraggio poiché scritta in un’epoca in cui il comunismo era visto come una malattia da combattere ad ogni costo, non a caso si parlava di cordone sanitario da mettere attorno alla neonata Unione Sovietica.

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Ernest Hemingway, Avere e non avere, Einaudi, Torino, 1955

Edizione Originale: To have and have not, Charles Scribner’s Sons, New York, 1937

 

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