Piovevano uccelli

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LA PRIMA RECENSIONE DEL MESE È

DEDICATA ALLA RUBRICA:  “LUNEDÌ DI-VERSO

La felicità ha semplicemente bisogno di essere assecondata.”

Com’è che questi vecchietti nei libri ci tagliano sempre le gambe? Cos’è questa tenerezza che colpisce basso quando ci sembrava di essere inamovibili e disincantati?

“Piovevano uccelli” è un romanzo del 2011 (anticipa di qualche anno “Le nostre anime di notte” di K.Haruf, 2015) edito quest’anno da Iperborea che amplia il suo bacino di autori dal Nord Europa al Nord del mondo. Jocelyne Saucier, autrice canadese, ci racconta due storie: la prima, a mo’ di cornice, è quella dei Grandi Incendi, scoppiati nel 1916 nelle cittadine di Matheson e Cochrane, che devastarono l’area adiacente al Black River causando un totale di 223 vittime ufficiali.

La seconda storia è quella di tre pluriottantenni superstiti di una vita che sbiadisce alle loro spalle e che tra i laghi e le foreste dell’Ontario decidono di iniziarne un’altra, lontano da – dottori, mogli, bar, ricordi, imposizioni – tutto ciò che può intaccare una libertà. Libertà di scegliere come vivere – “e come morire”.

Sulle tracce dei testimoni dei Grandi Incendi una fotografa un po’ spregiudicata, sicuramente invadente, stana i vecchietti nel loro paradiso boschivo. Erano tre, sono rimasti in due, presto compare un inaspettato rimpiazzo: Marie Desneige, al Secolo Gertrude, internata a 16 anni in manicomio, da lì rapita e restituita alla vita quando di anni ne ha 82. Quei 66 anni di reclusione che se non eri pazza prima, poco ma sicuro lo diventi. E invece. Marie Desneige ha sempre saputo che “avrebbe avuto una vita”.

Se per Tom e Charlie è la seconda, è alla prima che lei si affaccia, col candore innocente di una bambina e la saggezza atavica di chi ha a lungo subito e sofferto. Una presenza magnetica nella sua purezza, catalizzatrice di emozioni, desideri, domande che non erano ancora affiorate alla coscienza. Rimettersi in gioco di nuovo, riprendere in mano l’idea di felicità e verificarla ancora, come a guardare dentro un sacco che pensavamo di aver svuotato del tutto e scoprire che lì, nel buio del fondo, ci sono ancora dei piccoli, luminosi miracoli rimasti nascosti.

Marie Desneige, colei che ha “regnato su se stessa” per sfuggire alle lusinghe della follia, diventa un simbolo di possibilità: ha realizzato l’impossibile nel passato, abita il presente con tutta se stessa e riesce persino a desiderare, a sporgersi sul domani, senza che nulla di quel che ha vissuto le impedisca di prendersi ciò che le spetta.

Capita spesso di dire “Non è il libro che ti cambia la vita…” – forse dimentichiamo che invece quel groppo in gola sulle ultime pagine un po’ ce la sta già cambiando. Ce la cambia guardare al gesto della fuga non come resa ma come rivalsa, protesta, ribellione – dal negativo dell’andarsene al positivo dell’esserci, da “liberi da” a “liberi di”: ogni cuore dovrebbe affrontare questo passaggio essenziale, perché non basta sciogliere le catene, bisogna anche assumersi la responsabilità della libertà, partire dalla rinuncia, se necessaria, per arrivare alla creazione di bellezza.

“Scegliere” è l’espressione positiva della volontà. In questo stanno la delicatezza e la forza di questo romanzo, nel raccontare senza rancore quello che si può fare con una vita quando la si guarda in faccia e si sceglie – si sceglie – che sopravvivere non basta.

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Jocelyne Saucier, Piovevano uccelli, Iperborea, Milano, 2021

Edizione originale: Il pleuvait des oiseaux. XYZ, Montréal, 2011

2 comments

  • Claudia

    11 Agosto 2021 at 23:19

    Una delle più belle recensioni e delle più belle “lodi” alla libertà di scegliere che abbia letto!

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    • Redazione

      2 Settembre 2021 at 09:03

      Grazie Claudia!

      Reply

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