Eureka Street

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“VENERDÌ RE-VERSO

“Ho sempre desiderato sapere una cosa di voi poeti […] Cosa fate tutto il giorno?

 

Belfast e gli anni Novanta. Due amici e parecchie bombe. Sarcasmo e dolcezza; tanta rabbia; tanto amore. E un gatto. Rileggiamo questo libro dopo dieci anni: non lo ricordavamo così lungo, così pieno, ricordavamo – questo sì – di aver riso molto. Cos’è che rende questo romanzo tanto grandioso? Perché c’è della grandiosità nel racconto di queste piccole vite irlandesi immerse nei famigerati troubles, una guerra civile a tutti gli effetti che solo loro potevano rinominare con certa ironia “i tafferugli”.

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Novanta, L’Irlanda del Nord è esplosa nei conflitti politico-ideologici che vedevano i cattolici repubblicani indipendentisti contro i protestanti lealisti dell’Ulster; Belfast fu massacrata. Belfast è il personaggio principale, senza dubbio quello più amato da Wilson, vestita dalla pioggia, dalle notti, umorale, bellissima; abbraccia i suoi carnefici, sorride agli ultimi e agli scapestrati. Gli altri personaggi sono tutti, senza esclusione, anti-eroi, persone comuni che vivono la guerriglia in modo tangenziale, ostinatamente indifferente, la evitano nei discorsi, negli ascolti, se ne dissociano fino a quando è consentito farlo. E quando non è più possibile, con naturalezza mettono in luce l’insensatezza di certi scontri, li abbassano e li mettono di fronte allo scorrere della vita quotidiana, fatta tutta di escamotages, noia e piccole o grandi salvezze.

Tra tutte, l’amicizia tra due tipi particolarmente buffi: Chukie, un ciccione protestante e follemente fortunato (se vogliamo chiamare fortuna il modo in cui riesce a gabbare un sistema pensato per essere gabbato) e Jake, un belloccio cattolico un po’ inconcludente, quasi sempre inopportuno, che passeggia tra le pagine innamorandosi di continuo e interloquendo con un gatto piuttosto dispettoso. Le linee intrecciate delle loro vite, delle loro famiglie, degli amici e degli amori costruiscono una trama fitta in cui la guerra ad un certo, potentissimo punto esplode violenta nonostante la loro pervicace noncuranza.

È uno di quei romanzi da cui non si vuole uscire, in cui l’intreccio tra ordinario e straordinario ci fa sentire a nostro agio e allo stesso tempo ci sorprende, ora con una risata, ora con un groppo in gola. La Storia e le storie se ne vanno a braccetto per una città che imparerete ad amare, anche quando certe faccende vanno un po’ come ve le eravate aspettate (non dimentichiamo che talvolta il realismo prevede una quota di banalità, la stessa che ci propina ostinatamente la vita). E così anche il finale non è grandioso come forse spereremmo ma sarete tristi lo stesso nel lasciare queste pagine, che sembreranno andare avanti anche senza di voi.

Recensione di Delis 

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Robert McLiam Wilson, Eureka Street, Fazi, Roma, 2001

Edizione originale: Eureka Street, Harvill Secker, London, 1996

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