Lucy Davanti al Mare

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Mi piaceva l’idea di iniziare a parlare di Lucy davanti al mare con un’immagine piuttosto bizzarra: delle palline da ping-pong che si scontrano tra loro. In un passaggio del romanzo, infatti, la protagonista ricorda un film visto a scuola da ragazzina e, in particolare, si sofferma sulla scena iniziale: tante palline da ping-pong che rimbalzano su uno sfondo azzurro, scontrandosi l’una contro l’altra, per poi distanziarsi e tornare al proprio posto, fino a raggiungere un momento di stasi. È con questa danza che Lucy davanti al mare di Elizabeth Strout mi ha davvero conquistata, e credo che – tra le altre – sia l’immagine che lo rappresenti meglio.

Come le palline, infatti, anche i personaggi del libro non fanno che scontrarsi tra loro, per tutta la durata della narrazione: brevi incontri, conversazioni fugaci, abbracci trattenuti. A confessarlo è la stessa Lucy, durante una riflessione più ampia sulle relazioni umane:

Quello che voglio dire è che, se siamo fortunati, ci imbattiamo in qualcuno. Ma rimbalziamo poi sempre via, almeno un po’.

Del resto, il valore del tempo trascorso insieme – ma soprattutto quello del tempo necessario a sé stessi, e quindi del rimbalzo – lo comprendiamo davvero solo quando ci viene sottratto. Non è una novità. Ma questo libro ne rappresenta un promemoria fondamentale, perché racconta un periodo in cui questi due tempi, paradossalmente, sono coincisi: la pandemia del 2020. Una stagione indefinita attorno a cui Strout – come molti altri scrittori – costruisce una storia e dei personaggi in cui, inevitabilmente, ci riconosciamo un po’ tutti e tutte. È una storia che ci riporta agli anni della paura e dell’apatia, ma lo fa con la grazia e la sensibilità tipiche di questa autrice.

Lucy è una scrittrice famosa che vive a New York, ancora in lutto per la perdita del suo   secondo marito, David, quando ad inizio 2020 il Covid fa irruzione nella sua vita. A metterla in guardia è William, primo marito e uomo di scienza, che le consiglia caldamente di abbandonare il suo appartamento per trasferirsi con lui nel Maine, prevedendo ciò che sarebbe diventata la Grande Mela. Lucy non ci crede, non realizza, è confusa e non comprende davvero cosa stia succedendo; eppure, quel giorno a New York, decide di fidarsi dell’uomo che un tempo ha tanto amato, il padre delle figlie Becka e Chrissy. Così, da un giorno all’altro, la sua vita cambia – come abbiamo visto cambiare le nostre e quelle delle persone che amiamo.

Quasi di continuo c’era quella sensazione di stare sott’acqua; come se le cose non fossero vere.

La casa nel Maine è anch’essa protagonista della narrazione e, come i personaggi della Strout, subisce una profonda evoluzione nel corso del romanzo. Con il suo mare immenso e le onde che tornano sempre uguali e sempre diverse, diventa lo specchio della solitudine di Lucy e del mondo. È un luogo che inizialmente è solo rifugio, ma che lentamente si trasforma nella casa in cui la protagonista perde e ritrova sé stessa. In quel paesaggio aperto e silenzioso, il tempo sembra dilatarsi e, insieme, fuggire: i giorni scorrono lenti, scanditi da lunghe passeggiate e colazioni condivise, mentre resta la paura che nulla possa tornare davvero come prima.

Strout intreccia con grande delicatezza il rapporto tra Lucy e le sue figlie: la distanza forzata, il senso di colpa, l’amore che è anche lotta. I legami familiari diventano così luoghi di resistenza, mentre aleggia costante il timore che qualcosa si sgretoli per sempre: le relazioni, le abitudini, perfino l’immagine di sé.

Ci sono panchine su cui sedersi per parlare a distanza, conversazioni vuote e poi tanti, tanti, troppi silenzi. Ci sono i ricordi: «Sono strane le cose che ricordiamo», pensa Lucy. È incredibile come questo romanzo riesca a portarne a galla così tanti, proprio di quel periodo lì. Non so dire con precisione perché questo libro mi abbia appassionata così tanto: sicuramente non è il migliore dell’autrice. Forse perché è stato necessario per ricordare ciò che pensavo di non sapere.

 

Recensione di Maria De Gennaro

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Elizabeth Strout, Lucy davanti al mare, Einaudi, Torino, 2024

Edizione originale: Lucy by the Sea, Random House, New York, 2022

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