Il paese delle nevi

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Questo breve libro mi è stato regalato con una semplice dedica: “A chi ha sciolto la neve”. Da allora, è diventato uno di quei romanzi che non si lasciano mai davvero, che restano a vivere silenziosamente nel cuore. E vi assicuro che saprà sciogliere anche la neve che forse non sapevate di portare addosso.

Il viaggio strabiliante in cui vi immergerete, infatti, non sarà solo all’interno del mondo nipponico, ma della vostra anima. Un libro per (ri)trovare la voglia di scappare verso mondi e sensazioni che sembrano non esistere, se non in spazi e tempi sospesi.

Lui è Shimamura, ricco borghese sposato di Tokyo, esteta pretenzioso e sfuggente, amante della natura e dei luoghi dimenticati dove ama rifugiarsi per ritrovare sé stesso. Lei è Komako, giovane ragazza dal passato doloroso e lo sguardo perso, intrappolata in una vita che non ha scelto, ma che affronta con una forza silenziosa e uno sguardo che non mente: lavora come geisha nel piccolo paesino montano dov’è ambientata la storia.

Ma questa non è la storia di lei, né di lui. È la storia di due anime simili destinate ad una passione tanto commovente quanto tragica. Di un amore sussurrato e mai veramente posto in primo piano, ma che si perde tra dialoghi brevi e strazianti, incontri sfuggenti, passeggiate notturne, inconfessabili desideri dell’anima e del corpo.

Sullo sfondo un Giappone lento, ovattato, immobile, “delle nevi”, lontano dalla caotica frenesia metropolitana. Descrizione dopo descrizione, spero riuscirete, come me, a scorgere gli elementi naturali mescolarsi con quelli del cuore umano fino a fondersi. I personaggi, infatti, sembrano perfettamente cuciti sul paesaggio che li circonda: un luogo dell’anima che riflette le loro inquietudini e tenerezze.

La scrittura è delicata e senza pretese, esile, pudica, ma colma di grazia. Non urla, ma resta. È stato per me un classico capace di cullarmi nei momenti di silenzio, mentre sentivo, in lontananza, solo il rumore soffice della neve.

Infatti, la bellezza di questo libro è proprio qui: nell’equilibrio perfetto tra la delicatezza dei gesti e l’intensità del sentimento, nella sua capacità di suggerire, più che mostrare, e di evocare con grazia ciò che non viene detto.

È un romanzo che ricorda i grandi amori che non sanno esprimersi, o che forse, a volte, nemmeno ne hanno necessità. Come non riconoscersi, d’altronde, nel bisogno di amare di Shimaruma, e in quello di essere amata di Komako. Come non sentire l’incombere di una tragedia e di un sentimento destinato a non nascere, non vivere, non essere. Come non riconoscere la bellezza pura e cristallina su cui è perfettamente costruita ogni pagina.

Vi auguro di perdervi tra queste pagine come ci si perde nella neve fresca: in punta di piedi, lasciando impronte che il tempo sicuramente cancellerà, ma che per un po’ sono tutto ciò che conta. Fatevi accompagnare da Shimamura e Komako nel loro mondo fragile, e lasciatevi coccolare da questa storia lieve ma intensa. Nel Paese delle Nevi si arriva in silenzio. Ma da lì, ve lo prometto, sarà difficile voler tornare indietro.

Recensione di Maria De Gennaro

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 Yasunari Kawabata, Il paese delle nevi, Einaudi, Torino, 1959

Edizione originale: Yukiguni (雪国), 1935

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