“Solo che le porte spesso rimangono aperte quando invece dovrebbero restare chiuse.”
La storia narrata è quella di Elisa, una giovanissima ragazza che dopo la morte di una anziana zia sua tutrice, accetta l’ospitalità di breve periodo dell’ultimo parente rimasto in vita, il cugino Filippo. A casa di Filippo troverà ad accoglierla la cognata Malvina è una serie di personaggi che affollano la loro casa durante lunghe serate, in cui si discute di arte e politica e società e di ogni argomento su cui possono dire il loro punto di vista. Entrerà così in contatto anche con alcuni amici-nemici di Filippo, che vivino nella residenza di Sans Souci, un nome già di per sé molto esplicativo, dove scoprirà verità inattese e diverse prospettive di vita.
L’ambientazione egiziana e il periodo storico prossimo al secondo conflitto mondiale hanno una forte matrice autobiografica, così come le riflessioni sulle contraddizioni degli europei che abitavano quel fazzoletto di terra, con la boria tipica dei colonizzatori nei rapporti con gli autoctoni, trattati con un normale senso di superiorità.
Interessante analizzare come la comunità di persone descritta abbia un profondo legame con l’arte, nella sua forma pittorica e musicale, in contrapposizione al puzzo di guerra e morte provenienti dall’Europa. Qui viene da chiederci se questa sia stata una precisa volontà per sottolineare l’inconsapevolezza del mondo reale da parte dei protagonisti del racconto, oppure come la volontà di indicare la via verso un mondo diverso, fatto di arte e bellezza.
Nella lettura abbiamo avvertito una forte riverbero di letteratura ottocentesca inglese, ma non in senso negativo di leggere qualcosa di già letto; piuttosto come di trovarci dinanzi ad una scala di colori ben definita in armonia, che rientra nei nostri gusti. Un aspetto rivelatore dei gusti dell’autrice e della sua formazione culturale.
Molto difficilmente questo libro può ritenersi un’opera rivelatrice delle capacità narrative dell’autrice, che riteniamo abbia toccato l’apice della scrittura in altri libri, ma rimane pur sempre un’opera piacevole con cui confrontarsi. Uno stile pulito, con una patina di classicità della scrittura che difficilmente non si può apprezzare.
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Fausta Cialente, Il vento sulla sabbia, Nottetempo, Milano, 2023 (Prima edizione 1972)



