Praga, poesia che scompare

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Il comico è più crudele: ci rivela brutalmente l’insignificanza di tutto.”

Nato dall’unione di due testi brevi apparsi negli anni Ottanta del secolo scorso su Le Débat, il libro permette di conoscere Kundera in una forma ancora più intimistica. Sia nel primo saggio (Praga, poesia che scompare) che nel secondo (Ottantanove parole), si ha l’impressione di avere a che fare con un alfiere delle cose belle, della memoria, della verità e della ferma volontà di non scendere a compromessi.

Con la forza della ragione ricorda come «la cultura a Praga è antica come l’Occidente stesso», un dato di fatto, per certi aspetti, incontrovertibile, perché la città è stata uno dei centri più dinamici del pensiero moderno, soprattutto nella prima metà del Novecento. Così si scopre che Kafka e Čapek non erano solo due fulgide meteore fuori dallo spazio e dal tempo, ma facevano parte di un ambiente intellettuale intenso, che non si conosce mai abbastanza. Una tradizione in cui Kundera affonda la propria cultura, ultimo tedoforo di un passaggio di testimone: quello per cui una persona esiste perché prima di lui sono esistite altre persone che lo hanno formato attraverso i loro scritti e i loro pensieri.

Scritto su pietra l’inizio del sesto capitoletto, in cui, facendo riferimento a una famosa biografia dedicata a Kafka, Kundera osserva come l’autore Klaus Wagenbach prenda a lungo in esame Praga e la sua cultura, senza però conoscerne la lingua. Viene allora da chiedersi: che cosa ha realmente esaminato? Se non si parla una lingua, se non si colgono le sfumature tra le parole dette e quelle taciute, come si può pretendere di capire una cultura? Anche a noi è successo spesso, e abbiamo capito come parlare una lingua possa essere una prima chiave per aprire le porte di un Paese.

Di certo è una presa di posizione importante, che ci sentiamo di condividere, in questa continua approssimazione moderna per cui tutto viene ricondotto a schemi precostituiti di valori e di analisi, allontanando la complessità delle cose, in tutte le loro forme. Dalla complessità nascono l’analisi e la comprensione, non dalla semplificazione.

Di grande impatto, per chi ama le sfumature del mondo, anche il secondo testo (Ottantanove parole), in cui Kundera semina sulla carta le parole chiave della sua idea di letteratura e della sua percezione dello scrivere; e ci piace pensare che da tanta semina qualche altra pianta potrà nascere, prima o poi.

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Milan Kundera, Praga, poesia che scompare, Adelphi, Milano, 2024

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