“Ho conosciuto una segretaria che sapeva soltanto leccare le buste e i francobolli, eppure diventò indispensabile […].”
L’approccio al testo non è stato semplice. Il libro chiama all’attenti tutti i lettori possibili e futuri; li costringe a un sapiente lavoro di pazienza nell’interpretazione tra un guizzo di sagacia e uno di ironia; e li condanna a seguire l’andirivieni di pensieri e riflessioni del protagonista: senza sconti siamo nella sua testa e con questo dobbiamo fare i conti dalla prima all’ultima pagina. Accettiamolo, fidiamoci!
Abbiamo quindi visto con difficoltà all’orizzonte la boa di segnalazione del primo capitolo, poi del secondo e poi ci siamo appassionati… Questo è quello che potrebbe attendere molti lettori, per questo vi invitiamo a non demordere, ma di sforzarvi ad andare avanti anche se pensate di rimanere impantanati nella fanghiglia di terminologie dialettali, con un vocabolario desueto e flussi di pensiero instabili. Non è una lettura facile, ma è una lettura per cui vale la pena di sforzarsi.
Romanzo con una forte impronta autobiografica – e questo rende tutto più succulento, ammettiamolo – ci racconta la storia di un giovane uomo che lascia la sua casa di provincia nel grossetano, dove vive con la moglie Mara e il figlio per andare a Milano. Spinto dalle luci del miracolo economico (la storia è ambientata alla fine degli anni Cinquanta) come molti italiani dell’epoca, prova a portare a compimento anche un piano di vendetta contro il capitalismo e galoppante industrializzazione, ideando un poco chiaro attentato in risposta ad un incidente di lavoro che ha portato alla morte di vari minatori. Una presa di posizione politica chiara, con un’aspra critica a quelle politiche del lavoro, dove la ricchezza di facciata era uno sfruttamento costante della classe proletaria (nella sua forma più estesa), fino ad arrivare alla non curanza dei rischi che gli stessi avrebbero corso.
Bianciardi attacca a modo suo la società del consumismo e del mito della crescita economica illimitata, e il dogma che il progresso produttivo possa risolvere i problemi sociali. Per un certo verso una versione in bianco e nero di questioni ancora oggi aperte e che nessuno si impegna a risolvere.
Il protagonista non è un personaggio che vi farà innamorare per la sua rettitudine morale; infatti, a Milano avrà una seconda compagna, Anna, che tra litigi e aborti amerà a modo suo, sperperando i pochi soldi che riuscirà a guadagnare, eppure riuscirete in qualche modo ad apprezzarlo. Ad accompagnare il lettore tra un circuito di pensiero e un altro, tra una critica aspra alla società o ai suoi comportamenti, tra uno sconfinato senso di precarietà e di continua fiducia nel futuro c’è una marcata ironia che è la firma chiara ed evidente del narratore e che tanto è piaciuta a noi.
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Luciano Bianciardi, La vita agra, Feltrinelli, Milano, 2018
Prima edizione Rizzoli, 1962.



