Il vecchio e il mare

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“La mia sveglia è l’età.” disse il vecchio. “Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?”

Immenso. Non riusciamo a trovare altri aggettivi per descrivere un capolavoro del genere. Immensa la cifra stilistica, la concreta pesantezza di alcuni ragionamenti e delle indirette riflessioni a cui il lettore è portato. Non scopriamo nulla di nuovo, in molti altri prima di noi lo hanno scritto, ma l’innamoramento verso questo libro è più forte del rischio di ripete parole già scritte da altre penne. 

Santiago è il vecchio pescatore protagonista. Corpo magro scavato dalle fatiche e guance chiazze del cancro alla pelle, ci fanno subito simpatizzare per lui, e per chi come lui è costretto a una vita di stenti per portare a casa il necessario per sopravvivere. Caparbio e spigoloso come uno scoglio frastornato dal mare, Santiago decide dopo ottantaquattro giorni senza essere riuscito a pescare nulla, di tentare nuovamente la via del mare. Spingersi più a largo del solito per sfidare se stesso e la natura, e andare a cercarsi di persona quella fortuna che lo aveva abbandonato. 

La voglia di rivalsa sarà ripagata quando un marlin abboccherà all’amo. La lotta con il grande pesce durerà due giorni e tre notti, dispersi in mezzo al nulla più totale. Il sole, la fame, il sudore, la sete, il sangue e la disperazione avvolgono l’avventura di un carattere epico di tempi lontani. La precisione nella descrizione tecnica della pesca e nei passaggi di preparazione, e di come ingaggiare la lotta con un pesce di tale dimensioni e forza, sono lo specchio di un’esperienza diretta dell’autore.

La vittoria finale ha il senso della maledizione, perché quella preda amata e odiata, catturata con uno sforzo inumano, sarà  goduta precipuamente dagli squali, che la sbraneranno quasi completamente nella via del ritorno. Vi potrebbe essere una simbolismo più consono alla vita di tutti i giorni?

Nel vecchio Santiago abbiamo ritrovato molto del carattere di Hemingway e della sua concezione del mondo nell’ultima fase della sua vita. Costante disillusione verso tramonti già visti e albe già maledette, con troppe primavere sulle spalle e pochissime altre all’orizzonte. Un malessere dell’anima che sarebbe sfociato nel suicidio. 

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Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, Mondadori, Milano, 2001

Edizione Originale: The old man and the sea, Charles Scribner’s Sons, New York, 1952

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